Fascino e classe da oltre 200 anni

La storia dLa storia del Castello di Urio ancora presenta molti aspetti da scoprire. Sembra certo che la villa risalga alla prima metà del Settecento e che sia stata proprietà di varie famiglie nobili, tra cui i della Porta. Venne ampliata nell’Ottocento e spicca tra le altre dimore signorili del Lario per il suo bel giardino a terrazze. Il conte Gaetano Melzi, amico del grande scenografo della Scala Sanquirico, modificò la villa esistente in una scenografia da melodramma aggiungendo torrette, pinnacoli e merli. E la pacifica villa di Urio si trasformò in castello, mostrandosi come scenario adeguato per le finte battaglie navali che si sarebbero susseguite sulle acque antistanti.

Molti furono i celebri ospiti, si parla addirittura di Vittorio Emanuele II e la moglie Maria Adelaide d’Austria…

Dopo vari altri nobili proprietari, all’inizio del Novecento Isabel Mac Creery di San Francisco, di origini irlandesi, lasciò la sua impronta soprattutto a livello di arredamento e per il suo gusto per vasi e suppellettili provenienti dalla Cina. Durante la seconda guerra mondiale tornò in America e, quanto tornò, trovò la villa abbandonata, il giardino in grande decadenza e decise di vendere.

A partire dal 1947 iniziò una nuova fase di importanti trasformazioni per iniziativa del nuovo proprietario, il barone Langheim, di origine slava, che si propose di modificare il castello, con la sua merlatura, facendolo diventare una villa dalla facciata di sapore Settecentesco. Non si conosce l’autore di questa facciata barocca, progettata nel 1950.
Il barone Langheim non fu in grado, però, di pagare i lavori e fu costretto a mettere all’asta la casa e il giardino.

Si determinò così, nel 1954, l’occasione che permise a persone dell’Opus Dei e ad amici di scoprire il Castello di Urio.
Il giovane don Josemarìa Escrivà, infatti, risiedeva già da alcuni anni a Roma e conosceva universitari e giovani professionisti del Nord che erano andati agli esercizi spirituali e alle attività formative dirette da lui. Le distanze erano grandi e don Josemarìa li aveva incoraggiati a trovare intorno a Milano un luogo tranquillo dove fare ritiri e corsi di formazione. Quando scoprirono il Castello di Urio il posto sembrò perfetto e l’occasione irrinunciabile. Lo stesso don Josemarìa ebbe modo di vederlo e gli piacque moltissimo, tanto che vi tornò molte volte e sono indimenticabili i momenti semplici e profondi trascorsi con lui sotto le magnolie centenarie.
Dopo l’acquisto del Castello ad opera di una società creata per l’occasione (la Adigi, che tuttora ne è proprietaria), sono centinaia di migliaia le persone di tutte le età e le professioni che si sono succedute per trascorrervi qualche giorno di silenzio e di preghiera, oppure un periodo di studio e di formazione, con il desiderio di scoprire Dio nella loro vita quotidiana.
Nel il 6 ottobre 2002 S. Giovanni Paolo II ha canonizzato Josemarìa Escrivà, definendolo il santo dell’ordinario (https://opusdei.org/it-it/article/josemaria-escriva-santo-dell-ordinario/).
Da allora al Castello di Urio il ricordo della sua presenza è anche consapevolezza di una sua speciale intercessione e le centinaia di persone che continuano a godere di questo posto di pace e di bellezza sanno che il luogo in cui si trovano manifesta la grande fede e generosità di chi li ha preceduti (https://opusdei.org/it-it/article/queste-pareti-sembrano-di-pietra-e-sono-di-amore/).